diverse letture

27/03 2018

Alle radici del male: la mafia in Italia

Da Prima Pagina On Line

Tre incontri dedicati al tema Mafia alla Rinascita. Tre grandi libri per conoscere il fenomeno e riflettere insieme. Dopo lo storico Francesco Benigno e Franco La Torre, figlio del parlamentare Pio La Torre, vittima della criminalità organizzata, tocca allo scrittore Omar di Monopoli chiudere il ciclo di incontri sulla MAFIA che si è svolto alla libreria Rinascita nel mese di marzo.

Come è ormai tradizione da alcuni anni l’Istituto Mazzocchi  insieme all’Isml organizza con la sponsorizzazione di Fainplast un bel corso dal titolo Mafia e istituzioni. Il corso, che rilascia crediti formativi per docenti e studenti, vuole far conoscere come la mafia non sia ahimè un male che trova radici e motivazioni anche nella complessa storia moderna e contemporanea del nostro paese.

Solo conoscendo infatti un cancro è possibile trovare gli strumento per combatterlo.

Per questa ragione voglio dedicare questo post a libri che analizzano il tema criminalità organizzata. Il corso è incentrato su tre appuntamenti che sono rispettivamente occasione per la presentazione di 3 libri molto diversi eppure interessantissimi.

Partirò proprio da questi volumi per suggerirvi un viaggio nel tema mafia, lato oscuro della storia e dell’attualità non solo Italiana.

Consigli di lettura sulla mafia

Iniziamo con il primo libro che è stato presentato il 13 marzo presso la nostra Libreria Riascita. Il libro si intitola “La mala setta” di Francesco Benigno. Questo libro si propone di affrontare in modo nuovo la questione del crimine organizzato italiano nella seconda metà del XIX secolo, utilizzando la categoria di “classi pericolose”.

Questa impostazione è diversa dalla prospettiva, comunemente adottata, che punta viceversa a studiare il crimine organizzato ottocentesco ex post, per cosi dire, “dall’oggi”, e cioè a partire dalle forme e dalle strutture che la criminalità organizzata si è data durante il secondo dopoguerra.

Vi è al fondo di questa prospettiva un residuo di un pregiudizio di stampo romantico, l’idea per cui vi siano dei soggetti separati, “i criminali”, intesi come un popolo a parte, portatore di inequivocabili stigmate comportamentali e attitudinali che li rendono sempre uguali a sé stessi malgrado il tempo trascorso.

L’adozione del modello delle “classi pericolose” consente invece di muoversi in direzione opposta, basandosi sulla concezione del crimine condivisa nell’Ottocento. Tutto ciò ha conseguenze importanti.

Piuttosto che considerare, ad esempio, l’analisi della mafia delle origini come una sorta di premessa utile a sceverare le radici lunghe di pratiche criminali che daranno poi luogo nel XX secolo a “Cosa nostra”, esso invita invece a immergersi nella confusione dei discorsi e delle pratiche di quell’epoca.

Il secondo appuntamento del ciclo di incontri sulla mafia che ha coinvolto Rinascita, Isml e Istituto Mazzocchi è stato dedicato a una vittima illustre della criminalità. Ospite della serata è stato Franco La Torre, figlio di Pio La Torre, caduto per la sua difesa dei diritti dei lavoratori.

Il libro è “Ecco chi sei. Pio La Torre nostro padre”. Pio La Torre è stato l’unico parlamentare della Repubblica ucciso dalla mafia mentre era ancora in carica. A trentacinque anni dalla sua morte, avvenuta il 30 aprile 1982, i suoi due figli, Franco e Filippo, raccontano l’eccezionale normalità di un eroe che non ha mai voluto diventare un eroe, l’umanità di un uomo e di un padre ancora scomodo, che interroga ciascuno di noi, chiedendoci fino a dove siamo disposti a metterci in gioco per vivere davvero le nostre battaglie.

«Il motivo per cui nostro padre poté fare quello che fece sta proprio in questa identificazione totale e piena con le sue battaglie. Oggi come allora queste parole possono sembrare retoriche eppure non lo sono. Pochi hanno avuto e hanno la credibilità per pronunciarle, pochi possono davvero dire “Io sono la mia battaglia”».

Ultimo appuntamento un tuffo grazie alla letteratura nel tragico mondo della Sacra Corona Unita, una forma di mafia e feroce che ha infestato e infesta ancora la Puglia.

Il 27 marzo sempre alle 17 e presso la Rinascita sarà la volta di Omar Di Monopoli e il suo meraviglioso romanzo “Nella perfida terra di Dio”.

Il libro non è un saggio ma ci fa assaporare come il degrado e la povertà siano l’humus ideale per l’incistarsi dei fenomeni mafiosi. Dalla quarta di copertina: Da tempo, al nome di Omar Di Monopoli ne sono stati accostati alcuni altri di un certo peso: da Sam Peckinpah a Quentin Tarantino, da William Faulkner a Flannery O’Connor.

Per le sue storie sono state create inedite categorie critiche: si è parlato di western pugliese, di verismo immaginifico, di neorealismo in versione splatter. Nonché, com’è ovvio, di noir mediterraneo. Questo nuovo romanzo conferma pienamente il talento dello scrittore salentino – e va oltre.

Qui infatti, per raccontare una vicenda gremita di eventi e personaggi Omar Di Monopoli ricorre a una lingua ancora più efficace, più densa e sinuosa che nei romanzi precedenti, riuscendo a congegnare sequenze forti, grottesche e truculente in un magistrale impasto di dialetto e italiano letterario – sino a farla diventare, questa lingua, la vera protagonista del libro.

Suggerisco infine per avere un quadro ancora più esaustivo un libro difficile ma che credo possa essere considerato il vero “archè” di tutti i libri sul tema mafia e criminalità organizzata.

Un libro che ha creato un mito e un archetipo, con tutti gli effetti nel bene e nel male del caso: il famosissimo “I Beati Paoli” di Luigi Natoli. Pubblicato a puntate sul “Giornale di Sicilia” tra il maggio del 1909 e il gennaio del 1910, I Beati Paoli. Grande romanzo storico siciliano innalzava a epopea letteraria un’antica leggenda del popolo siciliano.

Ma Luigi Natoli faceva qualcosa di più che scrivere, da una favola popolare, le puntate straordinariamente avvincenti e misteriose, capaci di inchiodare nelle portinerie il popolo attorno a chi era in grado di leggere e che “quasi con prepotenza salivano negli appartamenti della borghesia siciliana”.

Di fatto creava il mito compatto di una società segreta a protezione degli oppressi: la setta tenebrosa dei Beati Paoli e il loro tribunale implacabile, entrava nelle dicerie e nelle fantasticherie popolari come verità storica indiscussa e nostalgia segreta di riscatto.

Un successo enorme, dovuto sì all’aderenza ad un sentire popolare, ma anche all’arte di avvolgerlo in un intrico fittissimo di vicissitudini private derivanti da segreti inconfessabili, da odi di famiglia o di società; di imprese coraggiose e cospirazioni vili; di sentimenti e passioni invincibili; di personaggi tragici nel bene e nel male.

Raccontati in un linguaggio sensibile a tutti i vari ritmi e le tensioni della trama, e soprattutto così ricco e moderno da spiegare come mai la tenuta ne sia straordinariamente duratura, rispetto alle opere del genere.

La Mafia è un fenomeno che occorre conoscere per riuscire a combatterla in ogni momento . Anche i semplici cittadini devono sapere le trame del fenomeno mafioso che spesso permea anche luoghi insospettabili. Incontri come questi e libri come questi sono uno strumento prezioso per tutti noi.

Per diventare ancora più forti contro il crimine organizzato. Come diceva il Giudice Giovanni Falcone, vittima della mafia: “chi ha paura muore molte volte, chi non ha paura muore una volta sola”.

Buone letture … e vi invito a scrivermi a info@bibliodiversita.it

 

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