diverse letture

21/03 2018

Umberto Galimberti e Le parole di Psiche

Da PRIMA PAGINA ON LINE

Ci sono occasioni dove una presentazione in libreria diventa un momento speciale e unico e il solo aspettarla mi emozione tantissimo. Per chi ha fatto studi di filosofia e psicologia Umberto Galimberti è una specie di totem; i suoi libri, tradotti in tutto il mondo, sono stati materia di studio e di riflessione e, il suo linguaggio, complesso eppure capace di accompagnare anche un non addetto ai lavori nei labirinti della psiche, è inconfondibile.

Per queste ragioni non vedo l’ora che sia giovedì 22 marzo, quando il professore sarà ospite alla Libreria Rinascita per un incontro dedicato al suo ultimo libro La parola ai Giovani.

L’appuntamento previsto alle ore 17.30, realizzato in collaborazione con il Laboratorio di Psicanalisi, sarà l’occasione per analizzare uno dei punti più interessanti della riflessione di Galimberti. Il professore, anni fa, dedicò un interessante libro al difficile tema del nichilismo giovanile.

I giovani dell’epoca contemporanea, sommersi dal benessere e confusi da una società che vede nel consumo l’unico metro di valore sono, secondo l’analisi profonda del libro “l’ospite inquietante” sempre a rischio di finire travolti dal vortice della insensatezza e dell’auto distruttività.

Con “La parola ai giovani” Galimberti torna sul tema e lo fa in modo inaspettato. Il volume infatti è la raccolta di alcune lettere che giovani e giovanissimi hanno inviato al professore sui temi più diversi. A queste richieste e domande Galimberti risponde e offe una serie di importanti riflessioni.

Cosa è cambiato da L’ospite inquietante? una percentuale forse non piccola di giovani che sono passati dal nichilismo passivo della rassegnazione al nichilismo attivo di chi non misconosce e non rimuove l’atmosfera pesante del nichilismo senza scopo e senza perché, ma non si rassegna.

E dopo un confronto serrato con la realtà, si promuove in tutte le direzioni, nel tentativo molto determinato di non spegnere i propri sogni. La parola ai giovani raccoglie la voce di questi giovani, che hanno un gran bisogno di essere ascoltati per poter dire quelle cose che tacciono ai genitori e agli insegnanti, perché temono di conoscere già le risposte, che avvertono lontane dalle loro inquietudini, dalle loro ansie e dai loro problemi.

E allora si affidano a un ascoltatore lontano, che prende a dialogare con loro, non per risolvere i loro problemi, ma per offrire un altro punto di vista che li faccia apparire meno drammatici e insolubili.

Come spiega il libro: “Al nichilismo passivo della rassegnazione, non sono pochi i giovani che sostituiscono il nichilismo attivo di chi, prendendo le mosse proprio da quel desolante scenario, e non da consolanti speranze o inutili attese, inventa il proprio futuro”.

 

Se questo testo è in qualche modo una risposta a un precedente libro del professore, voglio ora, in questo post, indicarvi altre letture che reputo imprescindibili per comprendere il pensiero di Galimberti.

Consigli di lettura su Umberto Galimberti

Comincio da uno dei testi che amo di più: Le cose dell’amore. Quando dico “ti amo” che cosa sto dicendo di preciso? E soprattutto, chi parla? Il mio desiderio, la mia idealizzazione, la mia dipendenza, il mio eccesso, la mia follia?

Non c’è parola più equivoca di “amore” e più intrecciata a tutte quelle altre parole che, per la logica, sono la sua negazione. Tutti, chi più chi meno, abbiamo fatto esperienza che l’amore si nutre di novità, mistero e pericolo e ha come suoi nemici il tempo, la quotidianità e la familiarità.

Nasce dall’idealizzazione della persona amata di cui ci innamoriamo per un incantesimo della fantasia, ma poi il tempo, che gioca a favore della realtà, produce il disincanto e tramuta l’amore in un affetto privo di passione o nell’amarezza della disillusione.

Qui Freud ci pone una domanda: “Quanta felicità barattiamo in cambio della sicurezza?”. Umberto Galimberti ci consegna un volume in cui l’acutezza del pensiero penetra i meandri del sentimento e del desiderio, registrando i mutamenti intervenuti nelle dinamiche dell’attrazione, nel patto con l’amato/a, nei percorsi del piacere (dall’onanismo alla perversione).

Sullo sfondo si muove, come un fantasma, continuamente evocato e rimosso, quello che propriamente o impropriamente gli uomini non smettono di chiamare amore.

Proseguo con un altro testo profondissimo dove si parla del nostro mondo complesso: I miti del nostro tempo.

Culto della giovinezza, idolatria dell’intelligenza, ossessione della crescita economica, tirannia della moda: sono alcuni dei miti di oggi che Umberto Galimberti passa in rassegna per smontarli e denunciarne la natura ingannevole, mostrando come i falsi miti siano in realtà “idee malate”, non avvertite come tali, e quindi tanto più capaci di diffondere i loro effetti nefasti senza trovare la minima resistenza.

Sono i miti del nostro tempo, le idee che più di altre ci pervadono e ci plasmano come individui e come società. Quelle che la pubblicità e i mezzi di comunicazione di massa propongono come valori e impongono come pratiche sociali, fornendo loro un linguaggio che le rende appetibili e desiderabili.

I miti sono idee che ci possiedono e ci governano con mezzi non logici, ma psicologici, e quindi radicati nel profondo della nostra anima. Sono idee che abbiamo mitizzato perché non danno problemi, facilitano il giudizio, in una parola rassicurano.

Eppure molte sofferenze, molti disturbi, molti malesseri nascono proprio dalle idee che, comodamente accovacciate nella pigrizia del nostro pensiero, non ci consentono più di comprendere il mondo in cui viviamo.

Per recuperare la nostra presenza al mondo dobbiamo allora rivisitare i nostri miti, sia quelli individuali sia quelli collettivi, dobbiamo sottoporli al vaglio della critica perché i nostri problemi sono dentro la nostra vita, e la nostra vita vuole che si curino le idee con cui la interpretiamo.

Concludo con un libro che lessi tantissimi anni fa e che credo sia tra le ragioni dei miei studi filosofici: Il corpo. Organismo da sanare, forza lavoro da impiegare, carne da redimere, inconscio da liberare: nel corpo, nella repressione della sua naturale ambivalenza, è leggibile la storia culturale dell’Occidente.

Un libro fondamentale, la proposta di una psicologia che, togliendo la scissione anima/corpo sui cui si fonda, cominci a pensarsi contro se stessa.

Che altro dirvi, vi aspetto giovedì e scrivetemi a info@bibliodiversita.it

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