diverse letture

13/02 2018

Musica e libri, la vita di Ricky Portera

DA PRIMA PAGINA ONLINE

I musicisti hanno avuto spesso vite avventurose come un romanzo. Incontri, concerti, groupies, strana gente e tutta la poliedrica realtà che accompagna il mondo dello spettacolo fanno parte di un cliché che vede nel mondo dei musicisti una specie di sarabanda continua dove il talento è spesso associato a eccessi e follie.

Venerdì 16 febbraio avremo ospite Ricky Portera. Per chi non lo sapesse questo eccezionale chitarrista è stato lo storico compagno di avventure del mitico Lucio Dalla oltre che il fondatore di gruppi che hanno fatto la storia della musica come gli Stadio e artista di rara bravura.

Sarà nostro ospite per presentare la sua biografia, un racconto che è un po’ la storia della cultura pop italiana dagli anni 60 ad oggi. Un pezzo del nostro patrimonio culturale musicale che ci racconterà vizi e virtù del mondo dorato dei palchi. Questa occasione mi ha portato a creare un percorso di lettura tutto dedicato alla musica dove ho inserito biografie e romanzi diversi eppure legati al fascino delle note.

Comincio ovviamente con il libro di Ricky: Ci sono cose che non posso dire. Il volume non è solo biografia, ma un romanzo incline alla saggistica. In quest’opera Ricky Portera si svela attraverso un susseguirsi di aneddoti e racconti in grado di commuovere, far sorridere e soprattutto stimolare la capacità comune “del forte sentire” di ogni persona, espressi con coraggiosa autenticità dal Portera uomo, prima ancora che dell’artista.

Segue un altro testo dedicato a una grandissima della canzone italiana: Patty Bravo. La cambio io la vita che. Finalmente Patty Pravo ha deciso di scrivere la sua autobiografia definitiva, che illumina anche gli angoli più nascosti di un’esistenza unica: dall’infanzia tra i canali di Venezia ai viaggi a vela sui mari di tutto il mondo, dall’amore per gli uomini all’amore per la musica, passando per il distacco dalla madre e il ritorno nel suo grembo, rivissuto come in sogno in una piscina di Bel Air.

Un talento multiforme: ha cantato in otto lingue, con decine di successi planetari e 110 milioni di dischi venduti. Una personalità capace di attrarre poeti come Ezra Pound, Leo Ferré e Vinìcius de Moraes, artisti come Lucio Fontana, Tano Festa e Mario Schifano, musicisti come Mick Jagger, Jimi Hendrix e Robert Blunt. La sua storia, iniziata nei favolosi anni Sessanta che scalpitavano di libertà e anarchia, gli anni del più clamoroso rinnovamento generazionale del secolo scorso, attraversa il Novecento fino ai giorni nostri. E svela il misterioso rapporto tra Patty e Nicoletta, tra il personaggio e la donna, tra la vita sotto i riflettori e la vita, semplicemente.

A questo punto facciamo un salto e andiamo a prendere un libro che parla di uno dei maestri della musica internazionale a cui tanti si ispirano e si ispireranno ancora. Bob Dylan e il suo The Nobel Lectures. Come per Omero e Saffo, in Dylan la musica si fa poesia. O viceversa. È questa in sintesi la motivazione con cui l’Accademia di Svezia annuncia il 13 ottobre 2016 il conferimento del Premio Nobel per la letteratura al cantautore più amato del mondo.

Il resto è storia nota: Dylan non va a ritirare il premio a causa di impegni presi in precedenza, la sua lettera di ringraziamento viene letta dall’ambasciatrice degli Stati Uniti in Svezia, Patti Smith esegue A Hard Rain’s A-Gonna Fall e si commuove. Intanto l’eterno dibattito si riaccende: una canzone può essere letteratura?

In queste pagine, che contengono la lettera di ringraziamento e il discorso tenuto all’Accademia di Svezia durante una cerimonia privata, non si trovano le risposte di Dylan a questa domanda, ma c’è il suo rapporto con quello che ha letto e quello che ha ascoltato, con le storie che ha amato, con i linguaggi che lo hanno nutrito. Perché se è vero che “mai una volta ho avuto il tempo di chiedermi se le mie canzoni sono letteratura”, è anche vero che le pagine dei libri ti danno “un modo di guardare la vita, una comprensione della natura umana e un metro con il quale misurare le cose”.

È così che, nel suo modo di guardare la vita, ci sono Omero e Buddy Holly, Moby Dick e Niente di nuovo sul fronte occidentale. E soprattutto ci sono incontri e ricordi, perché “le canzoni sono vive nella terra dei vivi” e Dylan, come Omero, invoca la Musa chiedendole semplicemente di cantare, attraverso la sua bocca, una storia. Nel suo discorso per il Nobel Dylan non parla solo del rapporto tra letteratura e musica, ma del rapporto tra letteratura e vita.

Concludo tornando in Italia con un libro molto interessante Storia della musica leggera italiana illustrata. La musica leggera italiana nel corso del tempo è diventata la nuova poesia, ed i cantanti i nuovi vati. Dagli albori fino ad oggi, dai cantanti elitari ai lupi da social network, la musica leggera ha continuato a parlare al cuore dei giovani e dei meno giovani, arrivando sempre in modo diretto e fatale lì dove i politici, la scuola, la religione ed i demagoghi non sono mai riusciti.

Che si tratti di cantanti stimatissimi che poi sono stati dimenticati, oppure di cantanti meno impegnati che però sono rimasti sempre sulla cresta dell’onda fino a fare la storia, questo volume li rappresenta senza giudizi, per noi appassionati.

Scrivetemi a info@bibliodiversita.it

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